Tecnologie per la cura

La sperimentazione sui Neurofeedback

Fondazione Eris ha attivato un progetto di ricerca con la collaborazione del Gruppo Brain Therapy Solution, del Laboratorio di neurofisiopatologia clinica e ricerca dell’Unità di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, dell’Azienda Ospedaliera G. Salvini di Garbagnate Milanese.

Il neurofeedback è una metodica utilizzata ormai da diversi anni per il trattamento della depressione, dei disturbi d’ansia e del sonno, per i problemi dovuti a fatica cronica, per i disturbi ossessivo-compulsivi, per i tremori del Parkinson, per il tinnito, per la gestione del dolore, nei disturbi dell’apprendimento e dello sviluppo, per il miglioramento della memoria e delle capacità cognitive, per le forme incontrollate di epilessia, per il Disturbo Post Traumatico da Stress, per l’autismo e la Sindrome d’Asperger, per i disordini psicosomatici, per il trattamento dell’abuso di alcool e di diverse altre forme di dipendenza patologica (Hammond, 2011). La tecnica si basa su un training che si compone di diverse sedute – generalmente 20-30 ma può variare in base alla problematica da trattare – e in cui il soggetto ottiene dei miglioramenti della propria condizione nel 75-80% dei casi. Durante una seduta di training, alcuni elettrodi vengono posti sullo scalpo del soggetto con lo scopo di registrare l’attività elettrica del cervello sotto forma di EEG (Cfr. box). Il soggetto vede in tempo reale il proprio EEG e può «intervenire» su di esso modificando la propria attività cerebrale.
La visualizzazione del proprio EEG rappresenta quindi un feedback visivo e il meccanismo sottostante è generalmente considerato un condizionamento operante. La tecnica di neurofeedback o EEG biofeedback viene usata da diversi anni nel campo delle dipendenze patologiche ed è dimostrato che agisce sulle aree cerebrali del sistema della ricompensa portando a normalizzare l’attività elettrica cerebrale associata a queste aree (Scott et al., 2005; Sokhadze et al., 2008). Un esempio ben noto in letteratura nella cura dell’alcolismo e delle dipendenze è il protocollo alpha-theta. In questo protocollo, proposto per la prima volta negli anni 80’ da Peniston e Kulkosky, il compito del soggetto è di imparare a ridurre il proprio ritmo theta e aumentare quello alpha. Le evidenze scientifiche hanno dato risultati soddisfacenti in soggetti con problemi di dipendenza e i follow-up hanno mostrato astinenza dall’uso di droghe e alcol anche dopo un anno dall’inizio della terapia con neurofeedback. Inoltre, si sono ottenuti riduzione dei livelli di depressione, d’ansia, di stress e soprattutto riduzione degli episodi di craving (Scott et al., 2005).
Il neurofeedback ha certamente diversi vantaggi. È anzitutto una metodica che agisce direttamente sui circuiti cerebrali permettendo di intervenire evitando rischi ed effetti derivanti dall’uso di una terapia farmacologica e delle relative controindicazioni ed effetti indesiderati, offre una soluzione terapeutica nei casi in cui manchi un’altra specifica terapia farmacologica, come nel caso delle cosiddette «nuove dipendenze» (internet, gioco ecc.). Infine, oltre a essere personalizzata in quanto è possibile definire un piano terapeutico individuale per il paziente con determinate patologie e sintomatologie, grazie ai training consente di ottenere miglioramenti permanenti e duraturi.
Fondazione Eris ha recentemente attivato un progetto di ricerca con la collaborazione del Gruppo Brain Therapy Solution del laboratorio di neurofisiopatologia Clinica e Ricerca dell’Unità di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Azienda Ospedaliera G. Salvini di Garbagnate Milanese. Obiettivo specifico del progetto è valutare l’efficacia del neurofeedback nel trattamento delle polidipendenze da sostanze al fine di impostare trattamenti di cura specifici e «tagliati» su misura sul paziente. A tale scopo ogni paziente che prenderà parte al progetto verrà sottoposto a 10-20 sessioni di training da 20 minuti circa ciascuna, due volte a settimana. Ogni seduta di training presuppone un lavoro di analisi preliminare che consiste nel valutare l’EEG quantitativo del paziente al fine di sviluppare un piano terapeutico individuale per il paziente stesso. Durante le successive sessioni di training, invece, il soggetto impara a regolare i propri ritmi cerebrali, tale apprendimento produce un effetto terapeutico non indifferente dato anche dalle ripetute sessioni di addestramento. Ci si aspetta di ottenere una considerevole riduzione dei sintomi nei pazienti trattati, un miglioramento in diversi ambiti di funzionamento, una riduzione delle recidive e un miglioramento dei livelli di ansia, depressione e nel comportamento antisociale.

Un’elettroencefalogramma (EEG) è la registrazione dell’attività elettrica generata dal cervello. Le prime registrazioni vennero effettuate sugli animali da Richard Caton nel 1875 e sugli esseri umani nel 1929 da Hans Berger. Generalmente l’EEG è ottenuto usando elettrodi posti sullo scalpo (19 nella versione standard ma possono essere fino a 70) e capaci di registrare segnali elettrici. La disposizione viene eseguita basandosi su metodi standard fra cui il più utilizzato è l’international 10-20 system. Durante la registrazione l’EEG misura i voltaggi generati dalla corrente che scorre durante l’eccitazione sinaptica nei dendriti di molti neuroni piramidali che si trovano appena al di sotto della superficie della teca cranica. I diversi stati di attivazione cerebrale producono un segnale EEG differente e dipendente soprattutto dalla sincronia con la quale i neuroni vengono attivati contemporaneamente. Vengono quindi misurate le piccole fluttuazioni di voltaggio che occorrono tra coppie di elettrodi opportunamente selezionati per indagare l’attività di differenti aree del cervello. Quando un gruppo di cellule è eccitato simultaneamente, minuscoli segnali si sommano a generare un segnale più ampio in superficie. Se ciascuna cellula riceve uguale quantità di eccitazione, ma in tempi diversi, la somma dei segnali risulta esigua e irregolare anche se il numero di cellule eccitate e la quantità totale di eccitazione sono le medesime. Quello che viene rilevato, in definitiva, è la sincronizzazione dell’attività. L’EEG è generalmente descritto in termini di bande di frequenza. Ogni banda di frequenza è correlata ad un particolare stato cerebrale.Gamma di circa 30Hz: associata all’attenzione focalizzata ai processi mentali e alla capacità di associare le informazioni provenienti da diverse parti del cervello. Beta 13Hz/30Hz: sono dominanti in un soggetto a occhi aperti. Corrisponde a stati di concentrazione e attività intellettiva e a stati di allerta, mentre le frequenze più basse (vicine ai 13 Hz) sono associate alla veglia rilassata. Si possono presentare in fase di sonno R.E.M.Alfa 8Hz/13Hz: sono associate allo stato di rilassamento e riposo mentale. Non sono presenti nel sonno se non nella fase R.E.M, con il soggetto a occhi chiusi. Teta 4Hz/8Hz: rappresenta uno stato di estrema rilassatezza. È la condizione tipica di dormiveglia o dello stato ipnotico. È presente nel neonato e nell’adulto con patologie cerebrali.Delta 0.5Hz/4Hz: è lo stato a cui si associano differenti stati del sonno.

Responsabile: Dott. Bonfiglio Natale Salvatore

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